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Il girasole che amava il sole

In un giardino ricco di fiori di ogni specie, cresceva, proprio nel centro, una pianta senza nome. Era robusta, ma sgraziata, con dei fiori stopposi e senza profumo.

Per le altre piante nobili del giardino era né più né meno una erbaccia e non gli rivolgevano la parola. Ma la pianta senza nome aveva un cuore pieno di bontà e di ideali. 

Quando i primi raggi del sole, al mattino, arrivavano a fare il solletico alla terra e a giocherellare con le gocce di rugiada, per farle sembrare iridescenti diamanti sulle camelie, rubini e zaffiri sulle rose, le altre piante si stiracchiavano pigre. 
La pianta senza nome, invece, non si perdeva un salo raggio di sole. Se li beveva tutti uno dopo l’altro. Trasformava tutta la luce del sole in forza vitale, in zuccheri, in linfa. Tanto che, dopo un po’, il suo fusto che prima era rachitico e debole, era diventato uno stupendo fusto robusto, diritto, alto più di due metri. 
Le piante del giardino cominciarono a considerarlo con rispetto, e anche con un po’ d’invidia. «Quello spilungone è un po’ matto», bisbigliavano le dalie e le margherite. 
La pianta senza nome non ci badava. Aveva un progetto. Se il sole si muoveva nel cielo, lei l’avrebbe seguito per non abbandonarlo un istante. Non poteva certo sradicarsi dalla terra, ma poteva costringere il suo fusto a girare all’unisono con il sole. Così non si sarebbero lasciati mai. 
Le prime ad accorgersene furono le ortensie che, come tutti sanno, sono pettegole e comari. «Si è innamorato del sole», cominciarono a propagare ai quattro venti. «Lo spilungone è innamorato del sole», dicevano ridacchiando i tulipani. «Ooooh, com’è romantico!», sussurravano pudicamente le viole mammole. 
La meraviglia toccò il culmine quando in cima al fusto della pianta senza nome sbocciò un magnifico fiore che assomigliava in modo straordinario proprio al sole. Era grande, tondo, con una raggiera di petali gialli, di un bel giallo dorato, caldo, bonario. E quel faccione, secondo la sua abitudine, continuava a seguire il sole, nella sua camminata per il cielo. Così i garofani gli misero nome «girasole». Glielo misero per prenderlo in giro, ma piacque a tutti, compreso il diretto interessato. 
Da quel momento, quando qualcuno gli chiedeva il nome, rispondeva orgoglioso: «Mi chiamo Girasole». Rose, ortensie e dalie non cessavano però di bisbigliare su quella che, secondo loro, era una stranezza che nascondeva troppo orgoglio o, peggio, qualche sentimento molto disordinato. Furono le bocche di leone, i fiori più Coraggiosi del giardino, a rivolgere direttamente la parola al girasole. 

«Perché guardi sempre in aria? Perché non ci degni di Uno sguardo? Eppure siamo piante, come te», gridarono le bocche di leone per farsi sentire. 

«Amici», rispose il girasole, «sono felice di vivere con voi, ma io amo il sole. Esso è la mia vita e non posso staccare gli occhi da lui. Lo seguo nel suo cammino. Lo amo tanto che sento già di assomigliargli un po’. Che ci volete fare? il sole è la mia vita e io vivo per lui…». 

Come tutti i buoni, il girasole parlava forte e l’udirono tutti i fiori del giardino. E in fondo al loro piccolo, profumato cuore, sentirono una grande ammirazione per «l’innamorato del sole».

(Bruno Ferrero, Tutte Storie)

fonte:www.qumran2.net

Sono cieco, aiutatemi per favore

Un giorno, un non vedente era seduto sul gradino di un marciapiede con un cappello ai suoi piedi e un pezzo di cartone con su scritto:
«Sono cieco, aiutatemi per favore»
Un pubblicitario che passava di lì si fermò e notò che vi erano solo alcuni centesimi nel cappello. Si chinò e versò della moneta, poi, senza chiedere il permesso al cieco, prese il cartone, lo girò e vi scrisse sopra un’altra frase.
Al pomeriggio, il pubblicitario ripassò dal cieco e notò che il suo cappello era pieno di monete e di banconote.
Il non vedente riconobbe il passo dell’uomo e gli domandò se era stato lui che aveva scritto sul suo pezzo di cartone e soprattutto che cosa vi avesse annotato.
Il pubblicitario rispose:
“Nulla che non sia vero, ho solamente riscritto la tua frase in un altro modo”.
Sorrise e se ne andò.
Il non vedente non seppe mai che sul suo pezzo di cartone vi era scritto:
«Oggi è primavera e io non posso vederla».
Morale:
Cambia la tua strategia, cambia prospettiva di osservazione, quando le cose non vanno molto bene e vedrai che  andrà meglio.

(Dal web)

IL BAMBINO CATTIVO E LA STACCIONATA: la nostra coscienza

C’era una volta un bambino cattivo che faceva tante cose cattive. Questo bambino faceva arrabbiare tutti. A ognuno arrecava grandi dolori con offese, misfatti e insulti. Un giorno però il bambino cominciò a capire il male che stava facendo e ne provò vergogna e dolore. Così decise di diventare un bambino buono.

Andò dal nonno per chiedere il suo aiuto:Nonno come posso fare per diventare più buono?

Il nonno che era una persona saggia pensò di aiutarlo con una lezione che non avrebbe di certo dimenticato.Vedi quella staccionata laggiù? Ogni volta che farai un’azione cattiva andrai presso quella staccionata e con un martello vi pianterai un chiodo.

Il bambino all’inizio fu un po’ sorpreso da questo consiglio, poi però decise di seguire il consiglio del nonno a cui voleva tanto bene.

Con il passare dei giorni, nonostante le buone intenzioni del bambino, i chiodi piantati nella staccionata furono molti. Tuttavia la frequenza con cui il bambino inchiodava pian piano diminuiva. Arrivò il giorno in cui il bambino non piantò nessun chiodo. Allora il bambino andò dal nonno e disse: Nonno, finalmente non faccio più cattive azioni. Oggi non ho piantato nessun chiodo. Però, nonno, ancora non mi sento buono!

Il nonno, che sapeva che quel giorno sarebbe arrivato, rispose: Bene, domani vai alla staccionata e con questo cacciavite comincia a togliere tutti i chiodi che hai messo.

Il bambino fece come disse il nonno. Il giorno seguente con fatica e con molta pazienza tolse tutti i chiodi che aveva piantato nella staccionata.

Il bambino tornò dal nonno per confermare che aveva terminato il suo compito. Il nonno gli disse: Cosa noti ora nella staccionata?

Il bambino rispose: Beh, ora al posto dei chiodi ci sono tanti buchi!

Il nonno allora si avvicinò di più al bambino e gli disse: Ecco, i buchi sono il male che hai causato. A volte non basta evitare le cattive azioni per sentirci buoni. Dovremmo cominciare a togliere i chiodi dalla nostra staccionata per vedere quanto profondi sono i buchi che abbiamo lasciato. A volte capita che il tempo otturi quei buchi. Altre volte invece abbiamo lasciato buchi talmente profondi che nemmeno il tempo riesce a chiuderli. Altre volte ancora lasciamo lì quei chiodi senza volerli rimuovere.

La nostra coscienza è come la staccionata. A volte non vogliamo vederla, ma è lì che aspetta che vengano tolti quei chiodi e che si ripari il buco. Anche se è molto più facile piantare un chiodo con un martello che toglierlo con un cacciavite.

IL NEGOZIO DI DIO

In una bottega, dietro il bancone, vedo un Angelo. Meravigliato gli chiedo:
Cosa si vende qui?
Tutti i doni di Dio“, mi risponde.
Costano molto?
Niente. E’ tutto gratis!
Mi guardo intorno incuriosito: bottiglie di fede, pacchetti di speranza, confezioni di felicità.
Mi faccio coraggio e gli ordino:
Mi dia, per favore, molto Amore, tutto il Perdono che ha, una bottiglia di fede, abbastanza Felicità e la Salvezza per me e i miei amici“.
L’Angelo mi prepara un pacchettino ben confezionato. E’ così piccolo che riesce a stare nella mia mano.
Tutto qui?“, domando.
E Lui, sorridendomi mi risponde:
Mio piccolo amico, il negozio di Dio non vende frutti, ma semi“.

CERCARE DIO

Tre giovani avevano compiuto diligentemente i loro studi alla scuola di grandi maestri. Prima di lasciarsi fecero una promessa: avrebbero percorso il mondo e si sarebbero ritrovati, dopo un anno, portando la cosa più preziosa che fossero riusciti a trovare.

Il primo non ebbe dubbi: partì alla ricerca di una gemma splendida ed inestimabile. Attraversò mari e deserti, salì sulle montagne e visitò città fino a quando non l’ebbe trovata: era la più splendida gemma che avesse mai brillato sotto il sole. Tornò allora in patria in attesa degli amici.

Il secondo tornò poco dopo tenendo per mano una ragazza dal volto dolce ed attraente. “Ti assicuro che non c’è nulla di più prezioso di due persone che si amano” – disse al primo amico. Si misero ad aspettare il terzo.

Molti anni passarono prima che quest’ultimo arrivasse. Era infatti partito alla ricerca di Dio. Aveva consultato i più famosi maestri di spiritualità esistenti sulla terra, ma non aveva trovato Dio. Aveva studiato e letto, ma senza trovare Dio. Aveva rinunciato a tutto, ma non era riuscito a trovare Dio.

Un giorno, stremato per il tanto girovagare, si abbandonò nell’erba sulla riva di un lago. Incuriosito seguì le affannate manovre di un’anatra che in mezzo ai canneti cercava i suoi piccoli, che si erano allontanati da lei. I piccoli erano numerosi e vivaci, e sino al calar del sole l’anatra cercò, nuotando senza sosta tra le canne. Proseguì instancabile riconducendo sotto la sua ala fino all’ultimo dei suoi nati.

Allora l’uomo sorrise e decise di ritornare al paese.

Quando gli amici lo rividero, uno gli mostrò la gemma e l’altro la ragazza che era diventata sua moglie. Poi, pieni di attesa, gli chiesero:

E tu, che cosa hai trovato di tanto prezioso? Deve essere qualcosa di magnifico se hai impiegato tanti anni. Lo vediamo dal tuo sorriso…

Ho cercato Dio” – rispose il giovane.

E lo hai trovato? E’ per questo che hai impiegato così tanto tempo?” – chiesero i due, sbalorditi.

Sì, l’ho trovato. E se ho impiegato tanto tempo era perché commettevo l’errore di andare a cercare Dio, mentre in realtà, era Lui che stava cercando me.“.

LO SPECCHIETTO: Tu sei speciale!

Un giorno Angie comprò al mercato uno specchietto. L’ambulante che lo vendeva le aveva consigliato l’oggetto dicendo: “Compra lo specchietto e ti sentirai speciale”. Angie aveva solo 15 anni e in effetti non si sentiva speciale per niente, anzi aveva molti complessi. Quando comprò lo specchietto e lo aprì, scoprì che c’era una voce che ripeteva ogni volta: SEI SPECIALE.

Da quel momento in poi la giovane iniziò ad avere fiducia in se stessa, e iniziò ad affrontare le cose con più sicurezza. Tutti si meravigliarono del cambiamento di Angie, ma nessuno seppe mai il motivo.

Un giorno distrattamente ad Angie cadde lo specchietto e si ruppe in mille pezzi. La ragazza era disperata, la sua autostima iniziò a calare ed entrò in una forte depressione perché nessuno le ripeteva più quanto valesse.

Un giorno le capitò tra le mani un foglietto del calendario, proprio come quello che hai tu ora. Ne lesse tutto il contenuto e arrivò ad un punto in cui c’era scritto: “Io sono morto per te perché TU SEI SPECIALE. Con amore, Gesù”. In quel momento Angie scoppiò a piangere e si rese conto che la sua vita aveva molto valore, prima per Cristo, e poi per Raul, il ragazzo che poi divenne suo marito, amandola senza misura.

Caro amico, dipendi da uno specchietto che ti dice qualcosa? Dipendi dal pensiero di un tuo amico, dipendi dalle cose che ti circondano? Sappi che prima o poi qualcosa si romperà, e allora cosa farai?

Appoggiati solamente a Cristo, e sappi che per Lui sei una perla preziosa e che il Suo amore per te non cambierà mai. Lui non si stancherà di ripeterti ogni giorno che SEI SPECIALE!

I DUE VASI: Usiamo le nostre debolezze per dare gloria a Dio!

Una anziana donna  possedeva due grandi vasi, appesi alle estremità di un lungo bastone che portava bilanciandolo sul collo.

Uno dei due vasi aveva una crepa, mentre l’altro era intero. Così alla fine del lungo tragitto dalla fonte a casa, il vaso intero arrivava sempre pieno, mentre quello con la crepa arrivava sempre mezzo vuoto.

Per oltre due anni, ogni giorno l’anziana donna riportò a casa sempre un vaso e mezzo di acqua.

Il vaso intero era fiero di se stesso, mentre il vaso rotto si vergognava terribilmente della sua imperfezione e di riuscire a svolgere solo metà del suo compito.

Dopo due anni, finalmente trovò il coraggio di parlare con l’anziana donna, e dalla sua estremità del bastone le disse:

– “Mi vergogno di me stesso, perché la mia crepa ti fa portare a casa solo metà dell’acqua che prendi“.

L’anziana donna sorrise:

– “Hai notato che sul tuo lato della strada ci sono sempre dei fiori, mentre non ci sono sull’altro lato? Questo perché solo dal tuo lato c’è la crepa e disperdi un po’ d’acqua, io ho piantato dei semi di fiori lungo la strada. Così ogni giorno, tornando a casa, tu innaffi i fiori. Per due anni io ho potuto raccogliere dei fiori che hanno rallegrato la mia casa e la mia tavola. Se tu non fossi così come sei, non avrei mai avuto la loro bellezza a rallegrare la mia vita“.

Ciascuno di noi ha il suo lato debole. Ma sono le crepe e le imperfezioni che ciascuno di noi ha che rendono la nostra vita insieme interessante e degna di essere vissuta.

Devi solo essere capace di prendere ciascuna persona per quello che è, scoprendo il suo lato positivo.

Se ti senti come un vaso rotto, ricordati di godere del profumo dei fiori sul tuo lato della strada.

Non giudicare mai. Il Giudizio spetta solo a Dio!

C’era una volta una coppia con un figlio di 12 anni e un asino. Decisero di viaggiare, di lavorare e di conoscere il mondo e partirono tutti e tre con il loro asino.

Arrivati nel primo paese, la gente commentava: “Guardate quel ragazzo quanto è maleducato…lui sull’asino e i poveri genitori, già anziani, che lo tirano” . Allora la moglie disse a suo marito: “Non permettiamo che la gente parli male di nostro figlio”. Il marito lo fece scendere e salì sull’asino.

Arrivati al secondo paese, la gente mormorava: “Guardate che svergognato quel tipo…lascia che il ragazzo e la povera moglie tirino l’asino, mentre lui vi sta comodamente in groppa”. Allora, presero la decisione di far salire la moglie, mentre padre e figlio tenevano le redini per tirare l’asino.

Arrivati al terzo paese, la gente commentava: “Pover’uomo! dopo aver lavorato tutto il giorno, lascia che la moglie salga sull’asino. e povero figlio. chissà cosa gli spetta, con una madre del genere!”. Allora si misero d’accordo e decisero di sedersi tutti e tre sull’asino per cominciare nuovamente il pellegrinaggio.

Arrivati al paese successivo, ascoltarono cosa diceva la gente del paese: “Sono delle bestie, più bestie dell’asino che li porta. gli spaccheranno la schiena!“. Alla fine, decisero di scendere tutti e camminare insieme all’asino.

Ma, passando per il paese seguente, non potevano credere a ciò che le voci dicevano ridendo: “Guarda quei tre idioti; camminano, anche se hanno un’asino che potrebbe portarli!”

Qualsiasi cosa faremo, troveremo sempre qualcuno che ci criticherà e ci giudicherà, anche se non sa nulla di noi. Ma Gesù ci dice: «Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato» (Luca 6,37).

L’ECO: La vita non è altro che il riflesso delle nostre azioni.

Un ragazzino e suo padre passeggiavano tra le montagne.

All’improvviso il ragazzino inciampò, cadde e, facendosi male, urlò: ”AAAhhhhhhhhhhh!!!”. Con suo gran stupore il bimbo sentì una voce venire dalle montagne che ripeteva: “AAAhhhhhhhhhhh!!…!”

Con curiosità, egli chiese: “Chi sei tu?”. E ricevette la risposta: “Chi sei tu?”.

Dopo il ragazzino urlò: “Io ti sento! Chi sei?”. E la voce rispose: “Io ti sento! Chi sei?”

Infuriato da quella risposta egli urlò: “Codardo”. E ricevette la risposta: “Codardo!”

Allora il bimbo guardò suo padre e gli chiese: “Papà, che succede?” . Il padre gli sorrise e rispose: ”Figlio mio, ora stai attento”. E dopo l’uomo gridò: “Tu sei un campione!” . La voce rispose: “Tu sei un campione!”

Il figlio era sorpreso ma non capiva. Allora il padre gli spiegò: “La gente chiama questo fenomeno Eco ma in realtà è Vita… La Vita, come un’eco, ti restituisce quello che tu dici o fai. 

La vita non è altro che il riflesso delle nostre azioni.

LA SOLITUDINE: uno dei mali più infimi di questa società

L’uomo moderno soffre di solitudine: di una solitudine demoralizzante, angosciosa, intollerabile, come il freddo atroce di un inverno che non finisce mai.

Eppure le città sono piene di traffico; le strade, i negozi e gli uffici sono invasi e percorsi da una folla che non rallenta mai, che non decresce; i palazzi sono pieni di appartamenti e gli appartamenti sono quasi tutti occupati, anzi si fa a gara per assicurarsene uno, per quanto caro, non appena si libera; le scuole, le università sono frequentate da legioni di studenti; cinema, ristoranti, palestre, biblioteche, ovunque bisogna prenotarsi col numero e mettersi in fila per entrare; i campi sportivi rigurgitano di folla; le autostrade sono intasate di veicoli che portano uomini e donne in tutte le direzioni, e innumerevoli altri si spostano continuamente in corriera, in treno, in aereo, in navi da crociera, da una città all’altra, da uno stato all’altro, da un continente all’altro. Eppure si è SOLI. Ognuno pensa ai fatti propri. Piano piano si inizia a non voler più uscire di casa richiudendosi nella propria solitudine spegnendosi piano piano. La solitudine infatti, oltre ad accentuare i già evidenti e prevedibili problemi di salute legati alla normale decadenza senile, come la perdita di vista ed udito, porta inesorabilmente ad una condizione emotiva e fisica più difficile da controllare. Aumento sensibile della pressione sanguigna, alti tassi di cortisolo che altro non è che l’ormone dello stress, sintomi depressivi e disturbi al sonno.
Tutte queste sollecitazioni nocive non fanno altro che intaccare il corretto funzionamento del sistema immunitario dell’anziano, andando a modificarne il corretto funzionamento delle cellule di difesa.

Quanta solitudine produce questo mondo! Ma Gesù assicura, però, che ogni qualvolta sperimenterai ciò, Egli sarà con te!

Non sei solo. Mentre Cristo non è con noi corporalmente, Egli lo è però spiritualmente, con ognuno di noi, non per mezzo di un padre umano, ma per lo Spirito Santo. Non si tratta di qualcosa di virtuale, bensì di una presenza spirituale! Il meraviglioso Consolatore ci sostiene, ci guida e ci protegge teneramente in ogni cosa, con la Sua saggezza e potenza divine. Cara anima, se non realizzi la paternità e la vicinanza del Signore, invocaLo subito. Egli saprà condurti nel conforto della “Casa del Padre”.

«Non vi lascerò orfani; tornerò da voi.» (‭‭Giovanni‬ ‭14:18‬)